Appunti disordinati sulla twitcenagiappo
Ventisei febbraio duemiladieci. Una data per me significativa. Una doppia esperienza nuova: per la prima volta ho incontrato twitteri che non conoscevo di persona e sono entrato in un ristorante giapponese. Nella mia ultratrentennale esistenza, infatti, avevo provato la cucina messicana, cinese, greca, indiana, africana, ma giapponese mai. Finalmente mi si è presentata l’occasione di colmare questa grave lacuna (però non ditemi che mi esprimo come un prof).
Innanzitutto i complimenti alla madrina dell’evento, vale a dire @Psylocke_Alex, riuscita nell’intento di radunare ben 16 twitteri dalle province di Verona, Treviso, Padova e Rovigo. Colgo l’occasione per ricordare che Rovigo esiste, e io ne sono la prova. Oppure sono io che non esisto.
Nel pomeriggio io e @scrip stimiamo in un’ora il tempo di percorrenza. Con uno screenshot di Google Maps gli indico dove abito, e fissiamo l’appuntamento alle 20:30. Grazie al nostro pragmatismo senza fronzoli, ci bastano un paio di DM. L’imprevisto, però, è sempre dietro l’angolo. Quando sembrava tutto deciso, leggendo un twitdialogo tra @Psylocke_Alex e @silviaia, decidiamo di anticipare la partenza di 15 minuti. Tuttavia, un’altra fluttuazione quantistica (ma insomma! Non è vero che uso solo termini da prof! Finiamola con questa storia!) la rimandava esattamente di 15 minuti. In altre parole, tutto cambia perché nulla cambi. Era destino. Con il navigatore Tom Tom dell’iPhone di @scrip arriviamo a destinazione spaccando il secondo, posteggiando a 3 metri dal ristorante. Avremmo poi rinfacciato a chiunque quest’episodio durante la serata, a intervalli regolari. Il mito della capitale morale di Twitter va alimentato con simili aneddoti.
Il ristorante si chiama iSushi, e dubito che sia un caso. Chi non fa battute su applicazioni per iPhone non può entrare.
Un paio di ragazze hanno tirato il pacco all’ultimo secondo, ma è noto che in ogni misurazione gli errori casuali sono inevitabili, e bisogna tenerne conto (uffa, no, non mi sto esprimendo come un prof di fisica).
Questo è l’elenco dei partecipanti all’evento epocale. Un parterre de roi di twitteri veneti coi controfiocchi:
- @Psylocke_Alex, che compare nel 99,9% delle foto, forse perché scattate dal moroso @Fierociuffo;
- @Fierociuffo, che ha scattato foto di gruppo e singole ad ogni partecipante, forse perché nel 99,9% delle pose compariva la sua morosa @Psylocke_Alex;
- la mamma di @Psylocke_Alex, che, evidentemente, non si fidava di lasciare la figlia in balia di “gente vicina agli ambienti dei social network”;
- @silviaia, ragazza trevigiana con la quale si può scherzare su tutto, eccezion fatta per la somiglianza del suo avatar con Arisa;
- @damianoide e @luissteam, due simpatici fratelli troppo juventini. Il primo, grazie alle sue frequenti scorribande in terra cinese, sembrava nato per nutrirsi con le bacchette, mentre il secondo sembrava giocasse a shanghai con il sushi;
- @giovencato, che ha stampato l’avatar di ogni twittero, giocando a “Indovina chi?” durante la distribuzione. Per la cronaca, mi ha beccato subito;
- @SuniBu, che nutriva dubbi sulla mia esistenza;
- @TheEthicOne, al quale avrò chiesto di ripetermi il nick una cinquantina di volte;
- @janov, col quale ho condiviso qualcosa di reale (una barca con 30 porzioni di sushi e un’insalata di pesce), e non virtuale (link, foto o video). L’ordinazione, però, è stata tutt’altro che semplice;
- @alexgt78, che dopo il successo della sua imitazione di Silvio Muccino ha deciso di metterlo come profile pic. Ma dovrebbe guarire;
- @lock_groove e @Lunatic_Hatter, i più giovani del gruppo, che si son divertiti a (s)parlare dei loro prof di matematica e fisica di fronte a un prof di matematica e fisica. Son soddisfazioni;
- @vanooger, l’unico studente universitario obbligato a twittare durante le lezioni, ideatore della teoria della penna di Lost e della teoria dell’orologio rotto per rimorchiare. Il giovanotto è volubile: traviato da @TheSleepyMist ha deciso di tifare Inter. E il giorno dopo ha scelto SPONTANEAMENTE di followarmi;
- @scrip, che ha voluto dimostrare di non possedere solo maglioni a righe.
- il sottoscritto, al secolo @MateMar, che prima di partire era roso dai dubbi: “Mi si nota di più se vengo e mi metto in un angolo o se non vengo proprio?”. La sua destrezza nel maneggiare le bacchette faceva invidia solo a @luissteam.
Il momento dell’ordinazione è stato il più drammatico, perché nessuno dei miei vicini intendeva fare il primo passo; si aspettava che il primo ordinasse per rispondere, in coro: “Quello che ha preso lui”. Alla fine io e @janov abbiamo optato per una barca mista di sushi, copiando spudoratamente dai fratelli @damianoide e @luissteam, (anche se la stazza del loro natante sovrastava la nostra di 10 porzioni) e un’insalata di pesce. Da bere birra e sakè.
Si riconosce una twitcena dalla presenza massiccia di iPhone sui tavoli, oltre al megacellulare/laptop con Windows Mobile di @giovencato, ostentato con orgoglio. Inoltre, mentre durante una normale cena chi si azzarda a usare il suo smartphone viene puntualmente richiamato e bollato come cafone, qui succede esattamente l’opposto. “Dai, twitta, posta una foto, fai qualcosa!“ è la frase più usata dai commensali, molto più di “buon appetito” .
Le chiacchierate su Lost e le luci cangianti creano un’atmosfera senza tempo (come nell’orologio di @vanooger), e la mezzanotte, ora di chiusura, arriva in un lampo.
Il cameriere/proprietario/cassiere/cuoco del ristorante si era eclissato ormai da 3 ore. Per farlo riapparire ci è voluto il crollo dell’attaccapanni con tutti i nostri giubbotti. In quell’occasione la proverbiale perfezione di tutti i prodotti del Sol Levante è clamorosamente venuta meno. Io credo di aver individuato il bug. A mio avviso l’aver appoggiato due cappotti sullo stesso appendino (il mio e quello, non a righe, di @scrip) ha creato una perturbazione imprevista nel perfetto schema nipponico, facendo collassare l’intero sistema. In Giappone nessuno si sognerebbe di mettere due cappotti sullo stesso appendino. E’ per loro inconcepibile.

Il conto non mi sembra salato: solo 10€; poi esco e scopro che @janov, che ha le mie stesse portate, ha pagato 50€. In un raptus di generosità gli elargisco un conguaglio di 20€.
Dopo i saluti finali, io e @scrip ci avviamo verso Rovigo, sempre più convinti che la nostra città abbia proprietà simili all’isola di Lost: è sospesa in un uno spazio-tempo indefinito e oscillante, e la nebbia la rende invisibile agli Others. Poi ci si ritrova ancora tutti insieme, a twittare e commentare le foto.
Alcune immagini della serata: http://www.flickr.com/photos/psylocke_alex/sets/72157623516602890/
Se non trovate nessuna mia espressione facciale decente, è perché non ce ne sono.