20th December, 2010

odiate qualcosa/qualcuno con tutta l’anima?

posted 1 year ago

i cinepanettoni, e il fatto che la gente vada a guardarli.

chiedi al mio cervello ciò che vuoi, ma ricorda che al cuor non si domanda

17th April, 2010

Dimagrire bevendo una tisana. Digiunando 3 mesi.

posted 1 year ago

Le mail che ricevo quotidianamente

Ciao MARCO, 
mi chiamo Maria Teresa.

ho deciso di contattarti per rendere noto a quante più persone possibili
quello che ho scoperto recentemente dopo anni di ricerca e di prove su me
stessa per seguire le ultime diete di moda e trattamenti per perdere peso.

La verità è che le diete servono solo a farti perdere peso finchè le segui,
ma poi riachisti tutti i chili persi con gli interessi.

lo so cosa stai pensando:ecco un’altra vendita, pensi che io sia
un’imbonitrice?
eh eh eh …. assolutamente no….
quello che sto per rivelarti, l’ho scoperto leggendo e studiando e facendo
ricerche in 4 lingue diverse….
italiano ovviamente, inglese, spagnolo e portoghese…
più approfondivo le ricerche e più mi entusiasmavo….

voglio mettere alla tua conoscenza un semplice e facile metodo per perdere
peso…questo metodo non è pubblicizzato perchè non costa quasi nulla…

le società farmaceutiche non pubblicizzano questo metodo perchè costa poco
e non le fa guadagnare….
è un piccolo segreto custodito con cura e viene da un luogo remoto nel
mondo.

se hai un pò di tempo ti spiegherò che scoperta ho fatto per combattere il
mio continuo problema del sovrappeso…
Avevo quasi deciso di accettare la mia condizione di obesa e metterci una
pietra sopra….quando ho scoperto che:

alcune tribù dell’amazzonia hanno in quasi ogni villaggio uno o più
centenari?
ora dirai …cosa?
si, esatto! non è difficle trovare tra di loro persone con oltre cento
anni…incredibile vero?

e non è tutto qui…
praticamente nessuno di loro è in sovrappeso….
questo anche mi ha fatto alzare il livello di attenzione…
inoltre alcune malattie come i tumori sono praticamente sconosciute….
questo nonostante le loro terribili condizioni igieniche….

pensi che questo dipenda dalla loro dieta? E’ quello che ho pensato anch’io
all’inizio….poi ho scoperto che tutti gli indios guaranì, questa è la
tribù degli indios dell’amazzonia di cui sto parlando…
bevono tre volte al giorno una tisana che chiamano tererè…in lingua
guaranì.
il nome della tisana in spagnolo è: ouro verde.

ho voluto approfondire…e adesso ti dimosterò perchè la tisana degli
indios guaranì ha veramente queste proprietà particolari…


…ok…ora penserai….bella scoperta….però…se non è possibile avere
questa tisana, cosa importa?
..alt..non ho detto che non è possibile…ho detto che le erbe devono
essere importate poichè non crescono in Europa….

Ho perso 12 kg in 3 tre mesi bevendo la tisana per tre volte al dì.
e non ti ho detto ancora la parte migliore……
oltre a bere la tisana…non ho modificato le mie abitudini alimentari….
ho continuato a mangiare quello che più mi piace….
questa tisana ha delle proprietà eccezionali…

C’e’ solo un sito web da cui ho acquistato e mi ha fornito la vera tisana
degli indios:
http://news.miadieta.it/inxmail8/d?uiw6cw0hmgun0000d000k27y58

clicca qui sotto per conoscere le modalità di spedizione ed i costi.
http://news.miadieta.it/inxmail8/d?uiw6cw0hmgun0000d000k27y58

sono certa che mi ringrazierai ed in caso non ne sarai soddisfatta, potrai
rendere i prodotti ordinati e ricevere il rimborso per intero della cifra
spesa.

fatti furba anche tu!

Ciao,
Maria Teresa

13th April, 2010

name your 5 favorites tv shows (70’s, 80’s and 90’s don’t count)

posted 1 year ago

1) Indietro Tutta
2) Mai dire Banzai
3) Quelli che il calcio (quello di Fazio e Bartoletti)
4) Blu notte
5) Quark

chiedi al mio cervello ciò che vuoi, ma ricorda che al cuor non si domanda

1st April, 2010

Logorama. Pubblicità non occulte. Merita 16 minuti del vostro prezioso tempo.

22nd March, 2010

Sinistra-odio, destra-amore. In esclusiva, il video che ha folgorato S.B.

28th February, 2010

Appunti disordinati sulla twitcenagiappo

posted 1 year ago

Ventisei febbraio duemiladieci. Una data per me significativa. Una doppia esperienza nuova: per la prima volta ho incontrato twitteri che non conoscevo di persona e sono entrato in un ristorante giapponese. Nella mia ultratrentennale esistenza, infatti,  avevo provato la cucina messicana, cinese, greca, indiana, africana, ma giapponese mai. Finalmente mi si è presentata l’occasione di colmare questa grave lacuna (però non ditemi che mi esprimo come un prof).

Innanzitutto i complimenti alla madrina dell’evento, vale a dire @Psylocke_Alex, riuscita nell’intento di radunare ben 16 twitteri dalle province di Verona, Treviso, Padova e Rovigo. Colgo l’occasione per ricordare che Rovigo esiste, e io ne sono la prova. Oppure sono io che non esisto.

Nel pomeriggio io e @scrip stimiamo in un’ora il tempo di percorrenza. Con uno screenshot di Google Maps gli indico dove abito, e fissiamo l’appuntamento alle 20:30. Grazie al nostro pragmatismo senza fronzoli, ci bastano un paio di DM. L’imprevisto, però, è sempre dietro l’angolo. Quando sembrava tutto deciso, leggendo un twitdialogo tra @Psylocke_Alex e @silviaia, decidiamo di anticipare la partenza di 15 minuti. Tuttavia, un’altra fluttuazione quantistica (ma insomma! Non è vero che uso solo termini da prof! Finiamola con questa storia!) la rimandava esattamente di 15 minuti. In altre parole, tutto cambia perché nulla cambi. Era destino. Con il navigatore Tom Tom dell’iPhone di @scrip arriviamo a destinazione spaccando il secondo, posteggiando a 3 metri dal ristorante. Avremmo poi rinfacciato a chiunque quest’episodio durante la serata, a intervalli regolari. Il mito della capitale morale di Twitter va alimentato con simili aneddoti.

Il ristorante si chiama iSushi, e dubito che sia un caso. Chi non fa battute su applicazioni per iPhone non può entrare.

Un paio di ragazze hanno tirato il pacco all’ultimo secondo, ma è noto che in ogni misurazione gli errori casuali sono inevitabili, e bisogna tenerne conto (uffa, no, non mi sto esprimendo come un prof di fisica).

Questo è l’elenco dei partecipanti all’evento epocale. Un parterre de roi di twitteri veneti coi controfiocchi:

  • @Psylocke_Alex, che compare nel 99,9% delle foto, forse perché scattate dal moroso @Fierociuffo;
  • @Fierociuffo, che ha scattato foto di gruppo e singole ad ogni partecipante, forse perché nel 99,9% delle pose compariva la sua morosa @Psylocke_Alex;
  • la mamma di @Psylocke_Alex, che, evidentemente, non si fidava di lasciare la figlia in balia di “gente vicina agli ambienti dei social network”;
  • @silviaia, ragazza trevigiana con la quale si può scherzare su tutto, eccezion fatta per la  somiglianza del suo avatar con Arisa;
  • @damianoide e @luissteam, due simpatici fratelli troppo juventini. Il primo, grazie alle sue frequenti scorribande in terra cinese, sembrava nato per nutrirsi con le bacchette, mentre il secondo sembrava giocasse a shanghai con il sushi;
  • @giovencato, che ha stampato l’avatar di ogni twittero, giocando a “Indovina chi?” durante la distribuzione. Per la cronaca, mi ha beccato subito;
  • @SuniBu, che nutriva dubbi sulla mia esistenza;
  • @TheEthicOne, al quale avrò chiesto di ripetermi il nick una cinquantina di volte;
  • @janov, col quale ho condiviso qualcosa di reale (una barca con 30 porzioni di sushi e un’insalata di pesce), e non virtuale (link, foto o video). L’ordinazione, però, è stata tutt’altro che semplice;
  • @alexgt78, che dopo il successo della sua imitazione di Silvio Muccino ha deciso di metterlo come profile pic. Ma dovrebbe guarire;
  • @lock_groove e @Lunatic_Hatter, i più giovani del gruppo, che si son divertiti a (s)parlare dei loro prof di matematica e fisica di fronte a un prof di matematica e fisica. Son soddisfazioni;
  • @vanooger, l’unico studente universitario obbligato a twittare durante le lezioni, ideatore della teoria della penna di Lost e della teoria dell’orologio rotto per rimorchiare. Il giovanotto è volubile: traviato da @TheSleepyMist ha deciso di tifare Inter. E il giorno dopo ha scelto SPONTANEAMENTE di followarmi;
  • @scrip, che ha voluto dimostrare di non possedere solo maglioni a righe.
  • il sottoscritto, al secolo @MateMar, che prima di partire era roso dai dubbi: “Mi si nota di più se vengo e mi metto in un angolo o se non vengo proprio?”. La sua destrezza nel maneggiare le bacchette faceva invidia solo a @luissteam.

Il momento dell’ordinazione è stato il più drammatico, perché nessuno dei miei vicini intendeva fare il primo passo; si aspettava che il primo ordinasse per rispondere, in coro: “Quello che ha preso lui”. Alla fine io e @janov abbiamo optato per una barca mista di sushi, copiando spudoratamente dai fratelli @damianoide e @luissteam, (anche se la stazza del loro natante sovrastava la nostra di 10 porzioni) e un’insalata di pesce. Da bere birra e sakè.


Si riconosce una twitcena dalla presenza massiccia di iPhone sui tavoli, oltre al megacellulare/laptop con Windows Mobile di @giovencato, ostentato con orgoglio. Inoltre, mentre durante una normale cena chi si azzarda a usare il suo smartphone viene puntualmente richiamato e bollato come cafone, qui succede esattamente l’opposto. “Dai, twitta, posta una foto, fai qualcosa!“ è la frase più usata dai commensali, molto più di “buon appetito” .

Le chiacchierate su Lost e le luci cangianti creano un’atmosfera senza tempo (come nell’orologio di @vanooger), e la mezzanotte, ora di chiusura, arriva in un lampo.

Il cameriere/proprietario/cassiere/cuoco del ristorante si era eclissato ormai da 3 ore. Per farlo riapparire ci è voluto il crollo dell’attaccapanni con tutti i nostri giubbotti. In quell’occasione la proverbiale perfezione di tutti i prodotti del Sol Levante è clamorosamente venuta meno. Io credo di aver individuato il bug. A mio avviso l’aver appoggiato due cappotti sullo stesso appendino (il mio e quello, non a righe, di @scrip) ha creato una perturbazione imprevista nel perfetto schema nipponico, facendo collassare l’intero sistema. In Giappone nessuno si sognerebbe di mettere due cappotti sullo stesso appendino. E’ per loro inconcepibile.

Il conto non mi sembra salato: solo 10€; poi esco e scopro che @janov, che ha le mie stesse portate, ha pagato 50€. In un raptus di generosità gli elargisco un conguaglio di 20€.

Dopo i saluti finali, io e @scrip ci avviamo verso Rovigo, sempre più convinti che la nostra città abbia proprietà simili all’isola di Lost: è sospesa in un uno spazio-tempo indefinito e oscillante, e la nebbia la rende invisibile agli Others. Poi ci si ritrova ancora tutti insieme, a twittare e commentare le foto.

Alcune immagini della serata: http://www.flickr.com/photos/psylocke_alex/sets/72157623516602890/

Se non trovate nessuna mia espressione facciale decente, è perché non ce ne sono.

29th January, 2010

Il suo Avatar

posted 2 years ago

A due settimane dall’uscita nelle sale in Italia, su Avatar è stato detto e scritto di tutto, per cui queste mie impressioni non aggiungeranno molto a ciò che è stato sviscerato da tutti i mass media. Leggendo le recensioni e le opinioni degli utenti di blog e social network, pare che le reazioni della maggior parte degli spettatori siano state positive. Non potrebbe essere altrimenti, dato che ogni record d’incasso nella storia del cinema sta per essere polverizzato. Il successo di pubblico, però, non sempre va a braccetto con l’approvazione unanime della critica; anzi, spesso succede esattamente il contrario. I commenti negativi che ho letto più di frequentemente sono i seguenti: “la forma prende il sopravvento sulla sostanza”, “la trama è debole”, “è copiato da Pocahontas”, “incita alla violenza (?)” , “sono quasi 3 ore di piacevole intrattenimento, ma non c’entra nulla con il cinema vero”. Io ritengo che non si possa giudicare un film senza vederlo, perché l’idea che ci si fa leggendo articoli e guardando i trailer non sempre collima con la propria valutazione personale. Una delle rarissime eccezioni è rappresentata dai vari “Natale a x”, che non guardo da almeno 15 anni, ma sono strasicuro di non essermi perso nulla. Sfido chiunque a smentirmi. Prima di dare il mio giudizio, chiarisco alcuni punti. Non mi piacciono i film basati esclusivamente sugli effetti speciali (come “Independence Day” ), preferisco di gran lunga trame più articolate, con un’introspezione psicologica dei personaggi, con un montaggio ben costruito, con una buona recitazione. Insomma, un film deve lasciarmi dentro qualcosa, avere un significato; non dev’essere un “pop corn movie”, cioè un film usa-e-getta, (dove “usa” spesso si scrive “U.S.A.”) il cui unico scopo è di intrattenere e divertire la platea). Buona parte delle mie pellicole preferite sono ignote al grande pubblico pagante (dai “cinepanettonari”, per intenderci), e vengono di norma proiettate in qualche oscura monosala di provincia, nell’ambito di una rassegna di cinema d’essai, con un’unica proiezione. A Rovigo il solo cinema sopravvissuto in centro città ha chiuso i battenti giusto un anno fa. Tira una brutta aria per lo zoccolo duro dei cinefili polesani. Fatte queste premesse, sarebbe fin troppo facile per me bollare Avatar come il solito blockbuster americano, zeppo di effetti speciali quanto povero di contenuti, e schierarmi con la ristretta minoranza dei detrattori. Invece, una tantum, sto dalla parte della massa. Ne spiego le ragioni. La storia ormai è nota, e non starò qui a ripeterla. E’ stato detto che Avatar è “una gioia per gli occhi”. Vero. Verissimo. Non si può rimanere indifferenti al fascino del 3D. Il punto è che la tecnica usata non rappresenta un mero esercizio di stile, che suscita un divertimento effimero, evaporando non appena si esce dal cinema. Proviamo a riflettere sul significato etimologico del termine “avatar”. Riporto la definizione che ne dà l’immancabile Wikipedia: “La parola, che è in lingua sanscrita, è originaria della tradizione induista nella quale ha il significato di incarnazione, di assunzione di un corpo fisico da parte di un dio (Avatar: “Colui che discende”): per traslazione metaforica, nel gergo di internet si intende che una persona reale che scelga di mostrarsi agli altri, lo faccia attraverso una propria rappresentazione, un’incarnazione: un avatar appunto.” Dal momento in cui indossa gli occhiali, lo spettatore viene coinvolto in prima persona nella scena, viene sbalzato al di là dello schermo, ed è come se fosse trasportato tra i Na’vi (gli abitanti del pianeta Pandora). E’ questa la forza trascinante del film: mentre il corpo dello spettatore se ne sta seduto sulla poltroncina, un suo alter ego, alla pari del protagonista, esplora un pianeta ancora sconosciuto. Certo, l’ interazione tra pubblico e attori è “virtuale” e non “reale”, come in “Last action hero” o “La rosa purpurea del Cairo”; lo spettatore assiste agli eventi senza poterli modificare, ma vivendoli quasi in prima persona. Il film, inoltre, induce una riflessione su corpo e spirito: l’anima del protagonista trasmigra di continuo dal suo corpo umano a quello di un avatar, fino a riconoscere come “suo” quest’ultimo. Per quanto riguarda la trama, si può leggere in filigrana una facile critica all’avidità della razza umana, interessata unicamente ai beni materiali (il preziosissimo minerale unobtamio), in contrapposizione alla purezza dei nativi di Pandora. I Na’vi vivono in armonia con la Natura, la sanno ascoltare e la sanno rispettare, e hanno intessuto una fitta rete di relazioni (link) con ogni essere vivente, dagli insetti luminescenti agli alberi giganteschi. Non credo, pertanto, che il film sia bello perché la forma diventa sostanza. Sarebbe come giudicare un libro dalla copertina e dalla qualità della carta. Piuttosto è più corretto dire che forma e sostanza si fondono fino a diventare un oggetto unico, inscindibile. Non si può parlare dell’una senza menzionare l’altra. La descrizione grafica del pianeta Pandora, ad esempio, è da antologia. Ci si muove in tutte le direzioni: dal basso della foresta, all’alto delle montagne volanti, fino a perdere la visione d’insieme e a non capire dove ci si trova. Altri pianeti in altri film di fantascienza sono stati rappresentati e descritti, ma mai così a tutto tondo. Sul significato antimilitarista ed ecologista, la distinzione tra umani cattivi e alieni buoni è fin troppo marcata. L’uomo intende colonizzare il nuovo pianeta e sfruttarne i giacimenti del preziosissimo minerale unubtamio. Esplicito è anche l’omaggio a tutti i film western di taglio revisionista (come “Un piccolo grande uomo” o “Balla coi lupi”), in cui i pellerossa risultano vincitori morali, e in cui il mito della frontiera viene fatto a pezzi. Infine, sì, gli effetti speciali sono spettacolari; in particolare ho apprezzato la raffigurazione di oggetti incorporei, come le mappe olografiche nella base dei marines, o il fumo, l’acqua, il fuoco, i pollini. E’ stato detto che questo film cambierà per sempre la grammatica del cinema e il modo di guardarlo. Io invece credo che i film d’autore continueranno a esistere, pur senza ricorrere alle mirabilie della tecnica digitale 3D, e che di pari passo usciranno pellicole senza alcun significato, ma ben curate sotto l’aspetto estetico. Per concludere, credo che Avatar valga il prezzo del biglietto, e non dovrebbe scontentare nemmeno i palati più fini. Non è un capolavoro assoluto, ma poco ci manca. Cameron sta per sedersi per la seconda volta sullo scranno del re del mondo. Speriamo non si monti la testa. Voto: 9

21st January, 2010

formspring.me

posted 2 years ago

Il numero zero è pari o dispari?

è pari, perché è divisibile per 2.

chiedi al mio cervello ciò che vuoi, ma ricorda che al cuor non si domanda

formspring.me

posted 2 years ago

Ma i tuoi studenti imparano la matematica ridendo, o hai una doppia personalità e in classe sei spietato?

alle mie lezioni si respira un clima di terrore solo quando tiro il dado a 30 facce per estrarre gli interrogati. Ma lo spietato non sono io, è il mio assistente Mr. Hyde.

chiedi al mio cervello ciò che vuoi, ma ricorda che al cuor non si domanda

15th January, 2010

Stop-motion and morph-motion

 

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